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ECCO COME CAMBIERA’ IL CATASTO

La riforma non comporta l’aumento delle tasse sulla casa fino al primo gennaio 2026. In questi cinque anni verrà potenziata l’Anagrafe immobiliare integrata e si procederà con la mappatura degli edifici

Lo scopo della riforma del catasto inserita nella legge delega del fisco è di fatto, duplice: modernizzare gli strumenti di mappatura degli immobili italiani per individuare e classare 1,2 milioni di immobili “fantasma”, non censiti o non censiti correttamente. Il secondo scopo è rivedere le attuali rendite catastali di tutti gli immobili, vecchie e inadeguate, rivalutandole ai valori di mercato.

Questa revisione delle rendite non comporterà un aumento delle tasse fino al 01 gennaio 2026, come è scritto all’articolo 7 comma 2 lettera D della delega. Le nuove informazioni non saranno utilizzate “per la determinazione della base imponibile dei tributi” legati alla casa: Imu, Iva, Irpef, altre imposte (ipotecaria, catastale, etc.). E non impatteranno neanche sul calcolo dell’Isee, indispensabile per ottenere bonus e agevolazioni. La riforma resterà dunque congelata per 5 anni: nel frattempo tutte le tasse e anche l’Isee verranno calcolati in base alle rendite attuali.

In questi cinque anni verrà potenziata, con ogni probabilità, l’Anagrafe immobiliare integrata, già esistente, per connettere tra loro i diversi database immobiliari dell’Agenzia delle entrate. E anche la trasmissione telematica dei dati tra Agenzia e uffici comunali. Si fisserà infine un meccanismo per adeguare in automatico, periodicamente, le rendite senza però mai superare il valore di mercato. Il premier Draghi l’ha definita “un’operazione di trasparenza statistica” per “accatastare tutto quello che oggi non è accatastato”. E ovviamente per rivalutare ciò che lo è.

La riforma del catasto come pure quella dell’Iva è da tempo sollecitata dalla Commissione europea che da anni raccomanda all’Italia di spostare il peso fiscale dalle persone alle cose, diminuendo l’Irpef per i lavoratori e aumentando Imu, oggi esclusa per la prima casa, e Iva (con il riordino di aliquote e panieri di beni).

Inoltre, il sistema di estimi catastali italiani risale al 1939, rivisto solo nel 1988-89. Un sistema obsoleto, stratificato, usato nel tempo solo per fare cassa aumentano le rendite in modo piatto, come nel 2011 col Salva-Italia. I valori delle rendite non solo sono anni luce lontani da quelli di mercato, ma anche sperequati perché spesso irrisori nei centri storici delle grandi città e molto più alti in periferia.

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